Cos'è il Gospel

Per capire cosa sia il Gospel, bisogna ripercorrere brevemente la sua storia. Oggi la definizione di canto Gospel è quella di canto popolare su tema evangelico, la traduzione italiana di Gospel è, infatti, Vangelo. In inglese Gospel è la forma ellittica di Gospel song, cioè canti Gospel.
Questi canti non erano in origine canti religiosi, ma sono il risultato della fusione della tradizione canora africana con i testi della musica sacra europea.
Durante i secoli XVII e XVIII, quando i Neri dal continente africano furono portati in schiavitù al di là dell'Atlantico, a lavorare nelle piantagioni di cotone degli Stati Uniti meridionali, la loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le plantation songs da cui derivarono i work songs e i calls, canti che servivano anche a comunicare tra loro. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall' Europa li convertirono al Cristianesimo essi cominciarono a cantare canti religiosi, chiamati Spirituals, derivati, appunto, dagli inni inglesi ai quali essi aggiunsero i ritmi e i colori africani. Il termine Spiritual acquista una marcata caratterizzazione nera solo a partire dal XIX secolo. Prima d'allora designava gli inni sacri dei coloni metodisti del New England. Le prime monodie religiose degli schiavi risalgono invece agli inizi del XVIII secolo, quando l'approccio dei neri al Cristianesimo avveniva ancora in forma clandestina, perché proibito dai loro padroni. Quei canti erano, tutto sommato, una rielaborazione in chiave cristiana della musica rituale africana. Lo schema interpretativo che seguivano era suggestivo ma fisso. Un leader pronunciava ad alta voce una frase, generalmente tratta dalle Sacre Scritture, mentre il coro la ripeteva subito dopo, riproducendo la stessa intonazione e le medesime inflessioni della voce guida. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX il patrimonio dei canti religiosi afro-americani inizia ad essere raccolto e studiato. Viene depurato dalla rozzezza degli africanismi residui, riarrangiato, armonizzato e riproposto in modelli assai adulcorati da grandi complessi vocali neri. In questa operazione si distinguono soprattutto i Fisk Jubilee Singers, un coro interamente animato da studenti e professori dell'Università Fisk di Nashville. Il loro intervento coincide con un adeguamento della tradizione afro americana all'estetica occidentale. I moduli espressivi più autentici sopravvivono invece nei canti e nelle danze delle "Sette urlanti" o chiese santificate del sud. Questa musica denominata sanctified oppure holiness, ha negli anni Venti grandi interpreti nelle cantanti Bessie Johnson e Arizona Dranes. Alcuni elementi liturgici afro-cristiani, ma soprattutto l'uso di tamburi e percussioni, l'impiego di cori polifonici scatenati sui ritmi più incandescenti della tradizione nera, si unirono ai primi del secolo alle nascenti forme del jazz. La musica sanctified assimila la strumentazione, i ritmi, spesso anche le atmosfere di vitalità sfrenata caratteristiche del primo jazz. Sono però le voci che risuonano nelle chiese nere a ispirare le prime strumentazioni e i primi arrangiamenti dei jazzisti, che guardano ancora alla famiglia degli spirituals per i riff e i break della loro musica. Ad ampliare la vasta gamma di composizioni musicali denominate spirituals (che sul piano contenutistico sono volti soprattutto all'esaltazione di una prospettiva di liberazione del popolo nero) sono le realizzazioni dei predicatori itineranti dai primi del Novecento agli anni Quaranta. La sintassi musicale adottata da questi personaggi integrava le esperienze melodiche del folclore anglosassone con le semplici cadenze armoniche del blues, la perfezione formale dell'innodia metodista con l'intensità emotiva del jubilee. Negli anni Trenta, invece, a una fase di sviluppo della musica sacra, che era stata essenzialmente rurale, segue un momento di elaborazione essenzialmente urbana. Le case discografiche spingevano per una massiccia commercializzazione che i modelli esistenti di spiritual non potevano più soddisfare a lungo. Una sintesi sistematica di tutti i generi sacri nero-americani, e insieme una rielaborazione rigorosa e fedele di essi, riesce al pianista e compositore T. A. Dorsey. Il suo sforzo è quello di modernizzare gli antichi moduli espressivi senza tradirli. Uno sforzo che si sostanzia con la creazione di un nuovo genere : il GOSPEL.

L'INIZIO: Thomas A. Dorsey è considerato da molti appassionati di gospel come il "Padre della Gospel Music". Compositore e arrangiatore di blues ha accompagnato da giovane interpreti famose di blues come Bessie Smith e Ma Rainey. La sua simpatia alle melodie vivaci e ai testi a volte un pò "spinti" (tipiche del blues e del jazz) non lo impedì, tuttavia, a partecipare al meeting annuale della "National Baptist Convention". E fu a uno di questi meeting a Filadelfia che Dorsey sentì per la prima volta le composizioni di Charley A. Tindley che lo influenzarono a tal punto da cominciare a scrivere brani di ispirazione cristiana abbandonando così i suoi testi "profani" ma non i ritmi jazz e i "colori" blues che erano suoi. Naturalmente la "vecchia guardia" conservativa considerò questa fusione di sacro (spirituals e inni) e profano (blues e jazz) come " la musica del diavolo" e cercò di evitarla. La Chiesa, anch'essa, dichiarò, dal canto suo, che la musica di Dorsey era indegna di essere eseguito all'interno delle chiese stesse. Con interpreti pioniere e piene di talento come Sallie Martin (1896-1988) e Mother Willie Mae Ford Smith (1904-1994) che divulgavano la sua musica, Dorsey rimase in scena così a lungo da poter scrivere oltre 800 canzoni che, innalzavano e davano lode a Dio, finalmente, anche in quelle chiese dove precedentemente erano state proibite. Fu fondatore, nel 1932, del National Convention of Gospel Choirs and Choruses, un'organizzazione tutt'oggi esistente.

Dorsey fu sicuramente uno dei pionieri del gospel,. Grazie a lui sono emersi stati cantanti eccezionali che hanno divulgato il gospel sia negli Usa che in tutto il mondo negli anni a seguire. Mahalia Jackson, (The Queen of Gospel" (1911-1972), Clara Ward (1924-1973) e James Cleveland ("The king of Gospel" 1931-1991) che fu anche fondatore, nel 1968, del GMWA (Gospel Music Workshop of America), un' importante convention annuale di musica gospel e Edwin Hawkins (autore della famosissima "Oh happy day"). Interpreti leggendari degli anni '50 e '60 furono Edna Gallmon, Sam Cooke ("A change is gonna come")e Brother Joe May. Altri artisti gospel come Aretha Franklin, Della Reese, Lou Rawls e Ray Charles sono entrati nella leggenda.

Dal 1920 al 1940 la figura del quartetto gospel regnò incontrastata nel panorama della musica gospel. Tra i quartetti più famosi: The Soul Stirrers, guidato dal grande Robert H., The Swan Silverstone, The Sensational Nightingales'Rev.Julius Cheeks, The Dixie Hummingbirds, The Five Blinds Boys, The Fairfield Four e The Mighty Clouds of Joy (anni '60 e '70) e i contemporanei Commissioned e Take 6.

Nella musica gospel le corali di massa (Mass Choirs) ben presto rimpiazzano i quartetti. Il fondatore, direttore e lead singer del più popolare Mass Choir degli anni '90, The Mississippi Mass Choir, fu Franklin Williams, detto Frank (1947-1993), già membro di un quartetto (The Southern Gospel Singers). Altre corali degne di essere citate sono: Milton Brunson & The Thompson Choir , John P.Kee & The New Life Community Choir negli anni '80. E negli anni '90 Hezekiah Walker & The Love Fellowship Choir, O'landa Draper & The Associates, Donald Lawrence & The TriCity Singers, e... The Taschler Voices.

 

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